Bloom Energy: l’energia che cambierà il mondo?

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La settimana scorsa è stata un punto di svolta nel mondo delle energie rinnovabili? A vedere cosa è successo in Silicon Valley sembrerebbe di sì. Una delle start-up più attese nel settore delle energie rinnovabili, la Bloom Energy, è stata presentata dopo anni di religioso segreto con una conferenza stampa al quartier generale di eBay, sollevando un interesse e un’euforia che ricorda gli ultimi anni del secolo scorso, quelli del boom delle dot com.

Addirittura presente il governatore della California Arnold Schwarzenegger, che ha significativamente abbracciato il co-fondatore e amministratore delegato di Bloom Energy, KR Sridhar, presentandolo come un messia delle energie rinnovabili. Ad affiancare Schwarzy una batteria di testimonial d’eccezione, tra cui Colin Powell, l’ex segretario di Stato e membro del consiglio Bloom, il co-fondatore di Google Larry Page e diversi altri dirigenti di compagnie come eBay, Federal Express, Coca-Cola e altre, che sono tra i clienti di Bloom Energy.

Ma cosa fa questa Bloom Energy?

Produce degli energy server basati sul principio delle celle o pile a combustibile, una tecnologia inizialmente sviluppata per le prime missioni spaziali degli anni sessanta, ma il cui costo di produzione, anche a causa di materiali tutt’altro che economici, è rimasto troppo alto fino ad oggi per applicazioni industriali su larga scala. Le fuel cell sono dei dispositivi elettrochimici che permettono di ottenere elettricità direttamente da certe sostanze, tipicamente da idrogeno ed ossigeno, senza che avvenga alcun processo di combustione termica: questo si traduce anche in ridotte emissioni di gas a effetto serra.

I problemi nel produrre pile a combustibile sono però tecnologicamente enormi. Per decenni gli scienziati hanno cercato di creare celle combustibili ad ossido solido, che possono operare a temperature estremamente elevate, di circa 800° C. Ciò aumenta l’efficienza ed elimina la necessità di costosi metalli preziosi e gli elementi rari, ma pone altri problemi quali la vita media delle pile e i rischi di fusione e rottura. A Bloom affermano di avere trovato la quadra utilizzando una combinazione di materiali comuni come sabbia e tecnologia proprietaria.

“Quello che abbiamo oggi è un prodotto molto vendibile ed è per questo che la gente sta comprando”, ha detto Sridhar, un ex scienziato della NASA, aggiungendo che gli Energy server da loro venduti hanno una vita media di 10 anni.

E la Bloom Box – l’offerta dell’azienda – è “plug and play”, come dice Sridhar, pronta in poche ore.

Ma le sorprese non finiscono qui: a Bloom Energy hanno brevettato e testato una nuova generazione di celle a combustibile che utilizza l’energia solare catturata dai tetti per la produzione di idrogeno che potrebbe essere utilizzato per produrre elettricità di notte o quando il sole non splende.

Hype o legittima euforia? Continueremo a seguire questa società, che pare essere sbarcata sul mercato coi migliori auspici.

 

Bloom Energy: l’energia che cambierà il mondo?ultima modifica: 2010-10-28T12:42:20+00:00da energygreen
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